venerdì 14 settembre 2007

L'ALLERTA DEI PASTORI CONTRO LA NOIA


Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?

CHIESA E RELIGIONE IN CRISI: ALLERTA

CRISI DELLA VITA RELIGIOSA IN EUROPA, SFIDA PER LA VITA RELIGIOSA MONDIALE
José Maria Vigil


Quello che sta accadendo in Europa alla Vita Religiosa (VR) in questo inizio di secolo è degno di attenta considerazione. Sebbene in questo testo ci concentreremo principalmente sulla VR, e soprattutto su quella spagnola, terremo presente la problematica più ampia che riguarda il cristianesimo nella sua interezza e in generale la religione in Europa.


I. Vedere
a) Statisticamente
Se prendiamo in considerazione le cifre, si può dire che la VR europea è al collasso (1). A chi non le conosce, questa potrebbe sembrare una parola eccessiva, ma dal punto di vista storico credo sia adeguata. Già da vari decenni le vocazioni scarseggiano, ma negli ultimi anni, semplicemente, non esistono. Le scarsissime che ancora si danno sono realmente l'"eccezione che conferma la regola".
Già anni fa, nella rivista Sal Terrae (2), parlando degli operatori di pastorale in Spagna, José María Mardones constatava che vi erano pochi margini d'intervento, e che la situazione si stava avvicinando ad un punto di "non ritorno". Oggi, superato ormai quel punto, la situazione è andata ben oltre: ora si tratta semplicemente di preparare l'"atter-raggio" a conclusione del volo, perché tutto indica che nell'Europa Occidentale è già prossima una virtuale scomparsa della VR come protagonista vigorosa e rilevante nella società e nella Chiesa (3), così come lo era stata fino ad ora.
In un collettivo umano non è importante solo il numero dei membri, ma la loro età. La VR della Spagna ha raggiunto una media di 65 anni (4), esattamente l'età della pensione. Questo fa sì che, in buona parte, il collettivo religioso non goda della migliore salute: è ovvio che la maggior parte dei suoi membri non ha più la flessibilità per cambiare, la capacità di rinnovarsi in profondità, la disposizione ad adattarsi alle nuove circostanze, la possibilità di intraprendere nuovi cammini o - ancora meno - riforme radicali. Il problema dell'età (e della corrispondente mancanza di vitalità) è grave quanto quello del decrescere della VR attuale (5).
Sono molte le congregazioni che sono arrivate al punto di unificare e ridurre le comunità e le loro organizzazioni regionali a causa della grave carenza di personale autoctono: è indiscutibile che i giovani e le giovani non optino per la VR e che, per quanto riguarda i nati in Europa, la VR europea, se non cambia qualcosa in profondità, si estinguerà praticamente in uno o due decenni.
Nelle società tradizionali dell'Africa e dell'Asia, al contrario, continua ad esserci un'abbondanza di vocazioni. In alcuni di questi Paesi, la crescita delle vocazioni che ancora si vive è tale che i governi generali delle congregazioni sono obbligati ad imporre ai seminari restrizioni alle ammissioni. Paesi che si distinguono come fonti di vocazioni sono, per esempio, India e Nigeria (6); la Polonia ha smesso di esserlo quando ha aderito al neoliberismo. Tanto per fare un paragone con il nostro continente latinoamericano, solo fino a pochi anni fa credevamo che la "secolarizzazione" non avrebbe fatto sentire il suo influsso sulla VR del continente. Le vocazioni alla VR continuavano sicure e costanti. Però, quasi con esattezza a partire dal 2000, in tutta l'America Latina si è registrata una frattura: la maggior parte delle congregazioni - femminili e maschili - ha percepito segnali di una nuova tendenza nelle vocazioni, chiaramente al ribasso. La VR in America Latina semplicemente "si mantiene" (non cresce né "esporta") e la previsione è che sta per cominciare una "nuova epoca", che trasformerà la società latinoamericana nel senso della "secolarizzazione" europea, e alla lunga porterà la VR sulle rotte che segue quella dell'Europa.


b) Istituzionalmente
Molti teologi affermano che la VR si trovi in una situazione di cattività istituzionale. Mentre è, per sua natura, chiaramente carismatica e profetica, l'istituzione ecclesiastica ufficiale è riuscita ad inquadrarla in ferree cornici giuridico-canoniche, privandola di ogni possibile libertà profetica (7). I religiosi sono stati assimilati ai funzionari istituzionali, i preti, un corpo intermedio controllato pienamente dall'istituzione e pienamente inglobato in essa. In tempi di "inverno ecclesiale" come quelli che stiamo vivendo, anche la VR attraversa un inverno interiore; la maggior parte delle sue aperture sono state soffocate, sottomesse al controllo vaticano (nel processo di elaborazione o di rinnovamento delle sue costituzioni, nella sottomissione delle sue opere e delle sue pubblicazioni, nella censura ai suoi teologi e teologhe, nell'intervento straordinario ed extracanonico contro la Clar e le grandi congregazioni - gesuiti, francescani, carmelitani…), ma la maggior parte dei religiosi e delle religiose si sentono a proprio agio nel loro statuto canonico istituzionale. Costituiscono eccezioni coloro che si rendono conto che questo addomesticamento istituzionale va contro l'essenza stessa della VR come movimento religioso-culturale di confine (8).
Data l'attuale situazione, si constata che un po' dovunque la VR è governata da uomini e donne realmente "di governo". "Non è l'ora della profezia, ma della sapienza; non è l'ora dell'esodo, ma dell'esilio; non è l'ora delle rivoluzioni, ma delle piccole riforme; non è l'ora delle macro speranze, ma delle micro speranze", si dice per tentare di giustificare passività e connivenza. Le persone audaci e creative sono ormai state messe da parte nei tre decenni passati, un'emorragia che è cessata solo per esaurimento. Non avendo più spiriti rinnovatori né leader profetici, le congregazioni finiscono con lo scegliere persone "di governo", "di Chiesa", "del sistema", che sappiano adattarsi senza tensioni all'inverno ecclesiale e che assicurino una vita senza conflitti.
La VR, come istituzione collettiva, non è - e nessuno la guarda come tale - una forza morale protagonista nella società europea. È invece sempre più un collettivo che da tempo è diventato marginale, senza capacità di guidare la società, assente dai fori importanti dove si determinano l'opinione pubblica e il futuro; e il suo intervento è sempre più vicino alla destra, al conservatorismo, alle forze sociali resistenti al cambiamento invece che all'utopia e all'invenzione del futuro. Neppure nell'attuale dibattito sociale sul ruolo della religione nella società in trasformazione emerge un apporto qualificato, riducendo il suo intervento più che altro alla rivendicazione di un'influenza privilegiata, spesso a dispetto del carattere democratico e laico della società.
È indicativo che, per esempio nella cattolica Spagna, la VR sia identificata soprattutto con la destra politica, etica ed economica, situata sulla difensiva, e il suo contesto naturale, la Chiesa, figuri tra le istituzioni con minore credibilità nella società (9).


c) Spiritualmente
Credo si possa affermare senza tema di esagerazione che l'insieme della VR in Europa non è in nessun modo un collettivo traboccante di vita, effervescente di inquietudini e creatività, pieno di proposte per scoprire le rotte del futuro. Al contrario, nell'insieme (non in teoria ma in questo momento concreto) appare a volte come un deserto intellettuale, persino nella teologia. Pochi commentano, nessuno dibatte, nessuno si azzarda ad indicare una possibile via d'uscita o arrischia almeno una nuova interpretazione. Né si spera o si desidera che qualcuno lo faccia. La Chiesa cattolica sta ancora sotto il pontificato della paura, come suole chiamarlo González Faus. Quel tanto di dialogo e di effervescenza spirituale che si ebbe in altri tempi (quelli del Concilio per esempio), si è esaurito per mancanza di nutrimento, persino per la repressione, e ora non c'è più niente di cui valga la pena parlare; semplicemente si tratta di "far passare il tempo", di "aspettare Godot", senza voler dar conto di ciò che si spera e talvolta si teme.
Non che si stia con "le spade sguainate", in un contenzioso con la società, o in una polemica teologica intraecclesiale non risolta… Semplicemente, c'è una gigantesca indifferenza, c'è apatia. Società europee che da 50 anni registrano percentuali di appartenenza cristiana superiori all'80%, oggi hanno voltato in massa le spalle al cristianesimo e non se ne interessano più. In questo contesto, la VR, come la stessa Chiesa cattolica, si sente abbandonata come in un divorzio in vecchiaia: non c'è più neppure con chi discutere; la vita è emigrata con i giovani verso altri lidi, e agli anziani non resta che godersi una meritata pensione.
Questa potrà sembrare una descrizione assai negativa solo a chi è prevenuto. Chi si è accostato al tema più di una volta la troverà - lo credo sinceramente - realista, sebbene dolorosa. La VR in Europa non solo si trova in un periodo di crisi, ma in un periodo critico grave, forse "terminale" per quello che si riferisce alla VR "realmente europea" (no alla VR "in" Europa) (10). Tuttavia, questa situazione, nell'ottica della speranza cristiana, non smette di essere un "kairós", un'opportunità che chiama, risveglia, convoca e sfida.
Bisogna sottolineare che questi giudizi generali risulterebbero falsi e ingiusti se venissero interpretati alla lettera; essi non intendono affatto disconoscere l'immenso servizio sociale che la VR rende alla società, l'eccellente buona volontà e la generosità personale delle religiose e dei religiosi, in comunità benemerite e perfino eroiche in mezzo alla secolarizzata società europea. Ci stiamo riferendo solo a certi tratti generali di insieme, senza negare il molto buono che c'è nel particolare.


II. Giudicare


. Il problema non è della VR ma della Chiesa
Ciò sia detto a parziale discolpa della VR. Questa soffre e condivide la crisi globale che patisce il cristianesimo. La VR fa parte - e una parte qualificata - della Chiesa, e non può sottrarsi alla crisi del suo contesto globale ecclesiale di riferimento.
La VR non può essere considerata isolatamente, libera da responsabilità altrui. La VR fa parte di un pacchetto, il tutto sta nella parte. Ogni elemento della VR è carico di storia, di riferimenti atavici, di sostrati ancestrali che trasmettono inconsciamente un non dichiarato però ben percepito senso di appartenenza al mondo premoderno, medievale e perfino precristiano.
Per esempio, come interpretare oggi l'obbedienza, la castità, la clericalizzazione (anche nella VR femminile), la missione, la relazione con la Chiesa, ecc. cercando di prescindere dalle origini monastiche, dalle prospettive medievali, dai presupposti mitologici, dai valori premoderni, dalle tendenze spiritualistiche, monarchiche, antidemocratiche, nemiche del corpo, contrarie alla libertà, alla realizzazione umana, ecc., tutti elementi obsoleti che fino ad oggi hanno figurato nell'essenza proclamata e vissuta dalla VR? È possibile una rilettura della VR "libera dalle catene del passato"? O dopo aver passato vari millenni incatenati a tradizioni secolari, oggi, in un'epoca di cambiamento, sarà possibile solo ricostruire un edificio di sana pianta?
La VR reca in ogni tessera del suo bel mosaico una ricchezza enorme di riferimenti che appartengono ad una istituzione (la Chiesa, e più ampiamente, la religione) che è in crisi. Per quanto lo voglia, non può liberarsi né disinteressarsi di questa crisi, a meno che non si stacchi da lei con una chiara rottura profetica, cosa che non è in grado di fare.
Ma facciamo un passo indietro.


. Il problema non è del cristianesimo, ma della religione
Questo sia detto anche a discolpa sia pure parziale della Chiesa e della VR: la crisi che il cristianesimo attraversa attualmente in Europa non è crisi del cristianesimo in quanto tale, ma crisi del cristianesimo in quanto religione. Poco tempo fa parlavamo della crisi del cristianesimo. Oggi ci rendiamo conto che questa si colloca ad un livello più profondo: è la religione stessa che è in crisi. Se la religione storica europea fosse stata un'altra, sarebbe quest'altra ad essere ora in scacco. Quello che è messo in questione in Europa non è il cristianesimo tout court, ma "la forma dell'umanità di essere religiosa" (11) che è prevalsa all'inizio della società agraria, società le cui ultime vestigia stanno scomparendo in molte zone dell'Europa, un fenomeno che capita per la prima volta nella storia.
La "religioni" (12) si sono mantenute in questi diecimila anni come la forma religiosa propria della società agraria. Nel cambiamento socio-culturale attuale, la società sta uscendo dall'età agraria, e deve inevitabilmente lasciare l'"immagine agraria della religione", che diventa per essa inaccessibile. Capiamoci bene: le "religioni", come forma antropologica-socio-culturale che la spiritualità umana ha assunto durante questi dieci millenni trascorsi, stanno scomparendo. La religiosità, ossia la spiritualità umana, continua, perdura però si trasforma, soffrendo una mutazione, o metamorfosi, da cui forse emergerà irriconoscibile.
Questo è più complesso da giustificare, e non si pretende di farlo qui. Però per coloro che cominciano a scorgere questa "visione" le cose iniziano a chiarirsi: un mondo, quello agrario, sta morendo, sta sprofondando irreversibilmente. Con questo Titanic stanno sprofondando molte cose. Non finisce la vita, né sprofonda la spiritualità. Sprofondano invece alcune forme, una tipologia storica, tutto un ambito socioculturale, che è già ferito a morte, sebbene si intuisca che la sua agonia sarà lunga…
La VR è un'istituzione che fa parte della Chiesa cattolica, che a sua volta è configurata all'interno di una forma di religione che, da un punto di vista socioculturale, è in declino, nel senso storico epocale che stiamo cercando di precisare. È assai probabile che, come diceva Tillard, "se non siamo gli ultimi religiosi, è sicuro che siamo almeno gli ultimi rappresentanti di una 'figura storica' di religiosi che si sta esaurendo". Come le imprese che vogliono sopravvivere in un mercato aggressivo, la VR dovrebbe fare un immenso investimento in ricerca, creatività, risorse umane, nuove esperienze, ecc. per cercare di captare le forme in cui possa cristallizzarsi nella nuova società l'essenza più profonda della VR, che forse sopravviverà, ma spogliata di ogni residuo di forme storicamente superate. Ma non è questo che la VR sta facendo.


. Il problema non è dell'Europa ma delle società avanzate
Quello che sta succedendo in Europa non sta succedendo perché intrinseco alla sua identità storica peculiare, ma come frutto della trasformazione socio-culturale che si registra in questo Continente a causa del passaggio dalla società agraria e postindustriale - entrambe in via di scomparsa - alla società tecnologica e della conoscenza che sta cominciando a stabilirsi in Europa in modo definitivo. Se questa trasformazione socio-culturale stesse accadendo nel Sudest asiatico o in Africa, la "crisi della religione" si verificherebbe lì. La crisi quindi non ha un'identità europea.
Il fatto è che questa trasformazione socio-culturale si estenderà a tutto il pianeta prima o poi - più prima che poi, data la situazione di mondializzazione e unificazione crescente delle comunicazioni -. E non è che la crisi che attraversa l'Europa sarà esportata da questo Continente, ma è la stessa crisi che sta germogliando in modo autoctono in tutte le regioni del pianeta, via via che entrano in questa stessa fase di società avanzata, spogliata delle infrastrutture agrarie (economiche o culturali).
Perciò il problema della VR europea non la concerne in quanto europea, ma in quanto VR che vive ed è inculturata in una società in mutazione culturale. I religiosi e le religiose africani o asiatici, per esempio, che si trasferiscono in Europa, probabilmente potranno aiutare la Chiesa e la VR a prolungare quell'aspetto tradizionale che oggi sta scomparendo, però è improbabile che possano aiutarle ad aprire i nuovi cammini che la VR europea autoctona sta dimostrando di non saper schiudere nella nuova società europea attuale. Le missioni europee dei secoli scorsi verso il Sud andavano da società più avanzate verso società meno sviluppate; la missione in senso contrario non è probabile che abbia successo in un momento di profondo cambiamento culturale. Questo cambiamento lo può intraprendere e può dargli una risposta creativa solo chi lo conosce e lo ha vissuto dall'in-terno e saprà accoglierlo con empatia.


. Non è questione di agenda immediata ma di mutazione
La consapevolezza di tutta questa problematica è nuova e, come concorderà il lettore, assolutamente minoritaria. Ciò che è maggiormente esteso è lo sconcerto di fronte all'attuale situazione. Tutti percepiscono che qualcosa di insospettabile sta accadendo nel profondo, però sembra essere di una grandezza così vasta che nessuno riesce ad individuarlo, immaginarlo e/o esprimerlo. Per questo forse ci troviamo in un momento di attesa senza che nessuno si arrischi a formulare nuove interpretazioni.
Credo però che si possa già dire che ci troviamo in un cambiamento di prospettiva. Ci troviamo nel momento in cui di fronte ai nostri occhi appare tutto un orizzonte nuovo, e il vecchio paesaggio si rimpicciolisce, si relativizza e comincia a sparire. La problematica è profondamente cambiata. Il punto di riferimento per risolvere i problemi non si colloca più nel passato, come accadeva in questi ultimi quattro decenni durante i quali guardavamo al Concilio Vaticano II, ma ora esige di "rompere" con un passato che si dissolve, e di creare un nuovo presente con l'àncora posta in un nuovo futuro, essenzialmente diverso.
Mi spiego. Nei due ultimi decenni abbiamo pensato che il grande errore ufficiale fosse quello di abbandonare il Concilio Vaticano II, ed avevamo ragione. Però le cose sono cambiate. Questo è stato l'errore principale, ma non possiamo dire che sia il problema maggiore e neppure il principale rimedio. La difficoltà ultima (la più profonda) di cui "solo ora" (13) stiamo prendendo coscienza, e che a poco a poco sta passando in primo piano, non è tanto "l'aggiornamento" conciliare frustrato e sospeso, ma la "mutazione" che è già in atto. Dopo 40 anni dobbiamo smettere di guardare al Concilio come punto di riferimento principale. Il "mondo moderno" con cui il Concilio ha dialogato non esiste più: stiamo davanti ad un altro interlocutore. L'"ordine del giorno" conciliare rimasto in sospeso, anche se fosse realizzato ora, sarebbe totalmente sfasato. Il problema non è solo che è sparito il mondo moderno, ma che, molto più in profondità, quello che sta scomparendo è anche il mondo agrario che rese possibile un tipo di "religione" come il cristianesimo. Un intero Titanic sta affondando, ed è inutile ostinarsi a volerlo aggiustare, riportarlo a galla o rimetterlo in rotta. Il problema non è più di riforma, di riorientamento o di agenda immediata, neppure di "rifondazione", ma di mutazione, di metamorfosi, di ri-fusione.
Se non entra in queste macroprospettive, la VR può anche continuare a buttare fuori l'acqua ma non per questo smetterà di sprofondare, incatenata alla piccolezza della sua propria visione. Le sue istituzioni attuali, in quanto appartenenti ad una religione in decadenza, non possono fare altro che decadere, è inevitabile. Anche se godesse di buona salute, sprofonderebbe con il Titanic su cui è imbarcata. L'unica speranza realistica consiste nel concentrarsi a salvare solo il salvabile, attenendosi strettamente a questo, o, meglio, spogliandosi di tutto quello che disturba. Abbandonare quello che non si può salvare. Lasciar morire quello che deve morire, quello che è bene che muoia. "Ars moriendi".
Del resto, quello che probabilmente possiamo salvare è la cosa principale: l'aspetto di radicalità e di confine, questa pulsione a vivere creativamente sulla frontiera, liberi, nudi, anche nella società sconosciuta "della conoscenza", che viene per restare e ci aiuta (perché ci costringe) a spogliarci di tutto quello che sta sprofondando con il suo arrivo. Chi ne è ancora capace, si situi oggi, con tutta la propria radicalità, al bordo (confine) della sfida, dando per già morto quello che deve morire ("lasciando che i morti seppelliscano i propri morti") e aiutando a provocare questa "mutazione" di "forme religiose oltre la 'religione'", invece di continuare a guardare come una statua di sale, verso l'alto (quello che vogliono o non vogliono lasciarci fare) o all'indietro (cercando di salvare tradizioni che stanno morendo).


Agire
Solo alcune note "quasi telegrafiche" riguardo all'agire, lasciando che ognuno deduca nella sua situazione concreta le proprie conclusioni operative.
La crisi dell'Europa è un nuovo "luogo teologico". Se, durante i tre decenni precedenti, il cristianesimo mondiale ha guardato all'America Latina, è giunto il momento in cui anche quello che sta succedendo in Europa ha acquisito una rilevanza teologica e un significato religioso tali che il cristianesimo mondiale dovrebbe guardare a questo Continente e, specchiandosi in esso, vedere l'immagine di quello che potrebbe essere il suo futuro.
Quello che oggi vive l'Europa, lo vivranno - a modo loro - anche gli altri continenti, e quello che sta sperimentando il cristianesimo europeo lo sperimenteranno in futuro anche le altre religioni. A causa dell'osmosi culturale che creano le comunicazioni attuali, forse il terzo mondo lo vivrà prima di arrivare ad un livello di sviluppo postindustriale adeguato, il che sarà persino più complicato, "schizofrenico": buona parte del terzo mondo presto si trasformerà in una società con una mentalità "post-religiosa" (postindustriale e "della conoscenza") immersa in una società con una infrastruttura agraria o semplicemente industriale.
La "missione verso l'Europa" non è la soluzione. La VR europea non risolverà la sua crisi "importando" religiosi e religiose giovani dal terzo mondo, o da qualsiasi altro luogo, così come la Chiesa europea non risolverà i problemi del suo futuro "importando" seminaristi diocesani latinoamericani o africani, per esempio. Questi seminaristi e quei religiosi e religiose giovani potranno aiutare a mantenere in piedi le attività classiche, il culto, la vita parrocchiale, la religiosità popolare… insomma la tradizione, "le cose di sempre", cioè, proprio quello che sta morendo. Però non sarà facile che i giovani stranieri importati contribuiscano alla costruzione di una "religione senza religione" propria della società avanzata, un linguaggio che germoglia in lei come il frutto maturo della crisi stessa della religiosità classica vissuta in tutta la sua intensità. Alla persistenza (più che alla sopravvivenza) della religiosità classica europea potranno essere utili gli aiuti del terzo mondo. Alla creazione di un'espressione religiosa sostanzialmente nuova, in coerenza e in riposta creativa alla crisi europea della religione, potranno essere d'aiuto solo coloro che l'hanno vissuta e capita dall'interno in tutta la sua profondità.
Con la VR europea avviene altrettanto: con l'importazione di religiosi e religiose di altri Continenti si può mantenere la presenza della VR in Europa, però di una VR che proseguirà senza "entrare" veramente in Europa, senza "fondare" comunità che siano realmente presenti e incarnate - non solo fisicamente, ma anche mentalmente e spiritualmente - nel nuovo modello di società avanzata postindustriale che è la società che rifiuta la vecchia forma di VR. Questa è l'unica "rifondazione" che può avere futuro (14).
Se la VR fosse una multinazionale in crisi, investirebbe la parte più consistente del suo bilancio in ricerca e creatività, per riuscire a sopravvivere in un mercato che si trasforma rapidamente. Se la VR avesse una visione del futuro, investirebbe le sue principali energie e le sue migliori risorse umane nel reinventare il suo futuro, nell'indagare sulla vera natura della crisi attuale, e nell'assumere qualsiasi rischio fosse necessario scommettendo con forza sul futuro. I religiosi dovrebbero essere esperti in temi come la crisi religiosa attuale, il cambiamento culturale che il mondo sta attraversando nelle società avanzate, la critica seria alla religiosità classica tradizionale, la critica aperta a tutto quello che bisogna abbandonare prima che sprofondi ancora la religione classica, la riconsiderazione profonda della natura della religione, ecc. e non dovrebbero essere solo esperti teorici in questi temi, ma specialisti pratici, impegnati nella sperimentazione. Sembra che nulla di tutto ciò stia accadendo (15).
È necessario rispettare i ritmi e le ore di ognuno. Ci sono persone, generazioni e istituzioni che già hanno compiuto la loro missione. Le nostre ore non sono sincronizzate su quelle della storia. Bisogna saper accettare l'ora di morire, occorre imparare l' "ars moriendi", l'arte di morire (16): senza amarezza, con speranza, rendendo possibile che dalla propria morte nasca la vita per coloro che verranno dopo, passando la fiaccola ad altre mani, con fiducia.
Però bisogna anche imparare l'"ars vivendi", l'arte del vivere la propria ora, il proprio kairós storico, senza indugiare nostalgicamente sulla poppa del Titanic ascoltando "il più vicino a Te, oh Dio!". Bisogna saper affrancarsi dal passato ed emigrare nel futuro, smettere di cercare di ricomporre ciò che non si può aggiustare, e rischiare di pensare a se stessi, a vivere personalmente, "anche se non si ha il permesso".
Rifondazione o ri-fusione? Rifondazione si vede già che non è. La storia degli ultimi 15 anni lo dimostra, dati gli scarsi risultati della rifondazione di coloro che l'hanno tentata all'interno dello stesso sistema. Solo fondendo nuovamente nel fuoco del crogiuolo il ferro che pesa su di noi, e fondendolo in nuovi stampi, fuori dal sistema che sprofonda, ci può essere futuro. Più che il tentativo di ri-fondare, ripetere il passato, è necessaria una "mutazione", un cambiamento sostanziale.
E in America Latina? Il classico nemico predatore del cattolicesimo in America Latina erano le "sétte". Da alcuni anni si è cominciato a dire un po' dovunque che ne sta nascendo un altro: l'indifferenza. È iniziato un intenso sgocciolio di fedeli latinoamericani che abbandonano la Chiesa cattolica, ma non per inserirsi nei nuovi movimenti religiosi, bensì per passare all'indifferenza. È un fenomeno appena cominciato che si aggraverà in modo crescente nei prossimi anni. Come già abbiamo detto, non è un problema della VR latinoamericana, ma della "religione" nella società attuale, che si trova nel frangente di un profondo cambiamento culturale, di una mutazione sostanziale. Per quanto incipiente, questo fenomeno è già una realtà nel nostro continente latinoamericano. Una VR che non analizzi questa situazio-ne con la dovuta attenzione e non prenda in considerazione i fattori più profondi che sono in gioco, non potrà risolvere i suoi problemi né i problemi altrui, semplicemente perché non li sta neppure impostando correttamente.

NOTE

1) Probabilmente si potrebbe dire altrettanto (in questo punto iniziale e in tutto il resto dell'articolo) riguardo alla VR degli Usa, ma io mi limiterò alla VR dell'Europa e principalmente della Spagna.
2) "La cosa peggiore in questo momento è che praticamente non abbiamo più margine di intervento. Non c'è la possibilità di reagire creativamente. C'è spazio solo per misure di reazione e di difesa: fare una ritirata ordinata e intelligente, con il minor costo possibile. In questa situazione non rientra un modo creativo per affrontare il futuro e intraprendere azioni pastorali o esplorare nuove possibilità": Cresce il deserto: lo sradicamento della Chiesa nella società e nella cultura spagnole, Sal Terrae 1022 (aprile 1999) 282.
3)Una "dissoluzione" assoluta non si dà mai nell'evoluzione storica dei movimenti sociali: resta sempre un "residuo" che può prolungarsi per decenni o a volte secoli…
4) Il dato è stato pubblicato dalla Confer (Confederazione dei Religiosi) di Spagna nel 2003. Questa media di età coincide con quella dei sacerdoti diocesani spagnoli.
5) Dal 1978 al 2002 - praticamente il tempo del pontificato di Giovanni Paolo II - il numero dei sacerdoti è calato del 4%, la vita religiosa nell'insieme è scesa del 19%, i religiosi laici del 27% e le religiose del 19% rispetto ad una popolazione cattolica che - fondamentalmente e per crescita naturale - è aumentata di circa 300 milioni di persone in questo stesso lasso di tempo.
6) Insieme a questi due Paesi fino a pochi anni fa veniva citata la cattolica Polonia; come è risaputo, la sua situazione è radicalmente cambiata negli ultimi anni, dopo il suo ingresso nel neoliberismo.
7) "Il movimento profetico liminare si è visto ridotto ad essere una struttura in più della Chiesa istituzionale", cfr Diarmuid O'Murchu, Rifare la vita religiosa, Pubblicazioni claretiane, Madrid 2001, 132.
8) "L'idea che la VR possa avere senso e significato fuori della Chiesa ufficiale è qualcosa di virtualmente inconcepibile per la maggioranza delle religiose e religiosi", cfr O'Murchu, ibid., 133
9) Secondo l'inchiesta annuale elaborata dal "Latinbarómetro", in "El País", Madrid 21 ottobre 2004.
10) Intendo dire: se entro i prossimi vent'anni la VR in Europa sarà soprattutto un insieme di estensioni missionarie della VR di altri continenti, questo significherà che la VR "europea" è realmente finita ed è stata missionariamente sostituita da una VR "in Europa" che proviene dagli altri continenti.
11) Non la "religione" in quanto religiosità o dimensione di senso e profondità, ma la "religione", le "religioni" in quanto forme che l'umanità ha vissuto fino ad oggi.
12) Nel significato esatto che stiamo dando a questo termine. Cfr. Mariano Corbí, Religione senza religione, Ppc, Madrid 1996.
13) Questo "solo ora" non smette di essere un modo di dire che può sempre essere contraddetto… Vorrei richiamare l'at-tenzione sull'autore francese Marcel Légaut, che già 30 anni fa parlava della "mutazione" e della metamorfosi necessarie al cristianesimo con un indicativo parallelismo con la tesi attuale. È stato un visionario che, anche senza gli attuali strumenti di interpretazione antropologico-culturali, ha captato quello che oggi, in questo tempo, per noi non è più facile vedere. Si veda Mutation de l'Eglise et conversion personnel, Aubier, Parigi 1975, o Creer en la Iglesia del futuro, Sal terrae, Santander 1985.
14) Diarmuid O'Murchu (ibid., 127), riferendosi alle osservazioni di Raymond Hostie - classico sull'argomento - sui "cicli della vita religiosa", sostiene che la comparsa di una nuova forma di VR "è improbabile che abbia luogo almeno per altri 70 anni". Osservazioni molto interessanti le sue, anche se non pretendono di prevedere il futuro.
15) I risultati del Congresso sulla Vita Consacrata avvenuto a Roma nel novembre del 2004 sembravano confermarlo: le sue conclusioni sembrano più un esercizio di letteratura, poesia e ingegnosità concettuale che di teologia, realismo e profezia; i problemi più radicali della Chiesa e del cristianesimo di oggi, non vengono neppure menzionati: semplicemente non esistono. Theilard de Chardin diceva che la cosa difficile non è risolvere un problema, ma sollevarlo… Forse la VR, ancora presente nel Sud, sta perdendo il suo Nord?
16) "La mia impressione è che Dio chiede alla vita religiosa e agli ordini monastici che abbiano il coraggio di calarsi veramente nell'attualità…. O che accettino di morire in pace", Marcelo Barros, Lettera circolare di ottobre del 2002.

LE PAROLE SCOMODE DELL'ALLERTA

AUGURI SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Tonino Bello

SOSTEGNO COMUNITARIO ALL’INDUSTRIA AUDIOVISIVA
*Vedi la voce evidenziata di rosso

Il Programma MEDIA 2007 è il principale programma di sostegno comunitario all'industria audiovisiva europea e costituisce un valido supporto per chi opera nel settore delle opere multimediali.
La Commissione Europea (Direzione Generale INFSO – Società dell'Informazione e Media) è responsabile per l'attuazione del Programma MEDIA e competente per le decisioni circa l'assegnazione di sovvenzioni individuali a valere sul budget dell'Unione Europea. Dal 1 gennaio 2006, l'Agenzia Esecutiva EAC – Istruzione, Audiovisivo, Cultura gestisce il Programma MEDIA a nome e sotto il controllo della Commissione Europea. Il servizio responsabile dell'attuazione del programma è l'Unità MEDIA in seno all'Agenzia Esecutiva EAC – Istruzione, Audiovisivo, Cultura.


MEDIADESK ITALIA gestito in collaborazione con l'ANICA

Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche ed Audiovisivedal 1996, vale a dire dall’inizio del Programma quinquennale MEDIA II (1996-2000), e quindi, a seguire, per tutto il Programma MEDIA Plus (2001-2006), con le seguenti finalità:
· sostenere finanziariamente e promuovere l'industria audiovisiva europea - anche nell'ottica multimediale della Società dell'Informazione;
· fornire consulenza alle imprese, sempre a titolo non oneroso, nella fase di preparazione delle domande di sostegno;
· garantire, attraverso una struttura permanente in collegamento diretto con i Responsabili del Programma MEDIA a Bruxelles, una informazione continua e aggiornata a imprese e professionisti nazionali operanti nel campo audiovisivo riguardo alle possibilità offerte dal Programma nei diversi ambiti di intervento: formazione, sviluppo (sia sostenendo produzioni cine-televisive e imprese di produzione, sia supportando e incoraggiando le joint-ventures tra industrie europee di settore), distribuzione e promozione;
· agevolare l'accesso, attraverso una corretta traduzione italiana, ai diversi contenuti dei comunicati e bandi pubblicati dal Programma MEDIA, a tutti gli operatori del settore interessati; costituire un centro di documentazione sulla politica audiovisiva comunitaria ed in particolare su MEDIA ed i suoi differenti progetti, distribuendo tale documentazione presso gli operatori del settore;
· promuovere attivamente e veicolare presso gli operatori e la stampa di settore e non, a livello nazionale, regionale e locale, l'informazione sulla politica audiovisiva comunitaria ed in particolare su MEDIA ed i suoi progetti, attraverso azioni promozionali adeguate; sia attraverso la partecipazione ad eventi legati al mondo dell'audiovisivo, sia attraverso azioni condotte dalle associazioni professionali, sia organizzando meetings informativi ecc;
· sensibilizzare, a livello nazionale, regionale e locale, il mondo politico, economico e culturale,compresi i decision makers, nonché
il grande pubblico, riguardo alle iniziative comunitarie in materia di audiovisivo e, più in particolare, riguardo al Programma MEDIA.

RECAPITI
Per informazioni rivolgersi a:
MEDIA DESK ITALIA c/o Anica - Viale Regina Margherita, 286 - 00198 Roma.
Tel.(39)06 44.25.96.70/1 – 44.04.633 Telefax (39)06 44.0.28.65- 440.41.28

produzione@mediadesk.it

formazione@mediadesk.it

distribuzione@mediadesk.it

mercati@mediadesk.it

DURATA
La durata del Programma, giunto alla sua quarta generazione, essendo stato preceduto dal Programma MEDIA I (1991-1995), dal Programma MEDIA II (1996-2000), e dal Programma MEDIA Plus (2001-2006), è settennale, con decorrenza dal 1 gennaio 2007 sino al 31 dicembre 2013.
Aree di intervento
Nell'ambito della produzione, il Programma MEDIA sostiene la prima delicatissima fase, quella dello sviluppo dei progetti (fiction per cinema e tv , documentari, animazione e multimedia) destinati al mercato europeo e internazionale presentati da società di produzione indipendenti, in particolare PMI . Il sostegno può essere assegnato per:
1. Singoli progetti;
2. Cataloghi di progetti (Slate Funding I & II);
3. Progetti nati nel corso di attività di formazione sovvenzionate da MEDIA (New Talent).
• Soggetti eleggibili per richiedere il finanziamento
Il finanziamento è indirizzato alle imprese di produzione audiovisiva registrate nei Paesi partecipanti al Programma MEDIA 2007 e maggioritariamente di proprietà di cittadini di detti Paesi, a condizione che tali imprese rispondano agli specifici criteri descritti in dettaglio nei singoli bandi, in particolare in termini di data di costituzione e “storico distributivo” di opere da esse precedentemente prodotte.
• Il contributo finanziario
L'ammontare del contributo finanziario concesso a ciascun beneficiario ed a ciascun progetto sarà di norma limitato al 50% del costo totale del progetto. Una deroga è tuttavia prevista per i progetti che evidenzino un interesse per la valorizzazione della diversità culturale europea, nel qual caso il sostegno finanziario di MEDIA può arrivare al 60% del budget di sviluppo. Tuttavia, è al candidato che spetta provare che il progetto risponde a tale criterio.
L'importo minimo di contributo del Programma MEDIA che può essere concesso ad un progetto è di 10.000 euro (20.000 Euro per i progetti di fiction).
L'importo massimo che può essere concesso ad un progetto è di 50.000 euro (mentre, unicamente per i progetti d'animazione, l'importo massimo può arrivare eccezionalmente a 80.000 euro per i lungometraggi destinati a una distribuzione in sala). A seconda del tipo di dossier che verrà presentato, si potrà richiedere un importo tra quelli riportati qui di seguito, rispettandone gli importi minimi e massimi.


L'ammontare finale del contributo finanziario da assegnare sarà determinato dall' Agenzia Esecutiva (EACEA) in funzione della natura del progetto.
Il beneficiario, anche attraverso l'apporto finanziario di terzi, dovrà comunque garantire il resto del finanziamento.
SINGOLI PROGETTI e NEW TALENT:
Categorie Importo
minimo
(in euro) Importo intermedio Importo intermedio Importo massimo (in euro)
Fiction
20.000
30.000
40.000
50.000
*Documentario di creazione
10.000
20.000
20.000
30.000
Animazione
10.000
20.000
30.000 40.000
50.000
80.000 (solo lungometraggi per il cinema)
Concepts multimediali
10.000
20.000
30.000
40.000
50.000

SLATE FUNDING:

Categorie
Importo minimo
(in euro)
Importo intermedio (in euro)
Importo intermedio (in euro)
Importo massimo
(in euro)
Slate Funding 1
60.000
70.000
80.000
90.000
Slate Funding 2
100.000
110.000
125.000
150.000


NOTE DI OSSERVAZIONE






Sembrano sconnessi, senza un senso, che significato ha annodare un cane con una processione, allegarci poi la testimonianza di un travestito, aprire le porte di un cimitero e far parlare a brucia pelo la noia di un volontario del 118? Ancora, che senso ha leggere una poesia con tono di speranza a dei giovani che vivono nel precariato, come se servisse a porre un rimedio alla loro condizione, come se le righe fossero scritte di verità, come se servissero come dei manici a cui aggrapparsi?
Forse perché siamo convinti che a dover spiegare tutto siano sempre le parole, senza mai prendere a peso il loro contenuto, il loro intuito a spalancarsi su VISIONI, ampie, sterminate. Le parole, già, esplodono quando tentano di mettere a nudo una realtà, muoiono quando hanno la presunzione di dire tutto.
Nelle nove osservazioni sull’allerta è già questo senso del vero. Ciò che è contenibile in una parola. Questo bisogno certo che ci assicuri sicurezza, una parola è troppo poco per un significato.
Se le immagini non ci danno sicurezza è perché contengono brivido, passione, delusione, riso, tensione, apertura, favole, un mondo che non c’è.

Fotogrammi dalle 9 osservazioni























Note di valutazione 2


“Allerta”, partendo dal significato della parola si è creato un blog di ricerca, contenitore del lavoro pre-progettuale. Il tema proposto è stato sviscerato, elaborato, mostrato in molte sue sfaccettature. Alcuni aspetti riportano essenzialmente il senso comune che il pubblico ha sull’allerta, ma molte altre impreviste, inaspettate, impensabili visioni e derive del termine sono emerse.

Apparentemente disarticolato, disordinato, incoerente l'impegno collettivo fa scaturire una forza poetica dirompente, creativa e fantasiosa. Il progetto, proprio per la sua natura di creazione collettiva, non può non diventare un successo.

Verifica degli studi e scrittura sono il passo successivo. E' importante, per trovare il filo unificante di questo percorso comune, avere chiaro il progetto creativo che sottintende i lavori fin qui prodotti, dare una progettualità chiara all’impegno profuso. E’ il pre-progetto che facilita la ricerca di senso, di coesione e di sviluppo. Sicuramente bisogna continuare a riflettere su altre visioni e prospettive dell’allerta. Continuando a cercare, ad osservare e ad essere curiosi. E coinvolgendo. Avere capacità di attrazione, motivare altre persone a partecipare, attirare altri immaginari, altre competenze e capacità.

Il nostro territorio è un campo di ricerca immenso, e il lavoro di questi giorni lo ha dimostrato. Non c’è bisogno di andare molto lontano per trovare testimonianze ed esperienze utili alla nostra ricerca. Ricerca da completare, allargare, approfondire per trovare altri nodi di unione, altri elementi che favoriscano l’emergere di un filo conduttore dei tanti piccoli tasselli di questo lavoro.

Centro Nazionale di Cinematografia, Francia

Documentaire : aide sélective et automatique à la préparation

descriptif
Il s’agit de favoriser les travaux de préparation et de développement préalables à la mise en production.
L’aide octroyée est fonction du coût prévisionnel de la préparation/développement annoncé par le producteur et du contrat conclu avec un auteur.
Toute aide à la préparation ne peut être supérieure à 40% du total des dépenses prévues, et ne peut excéder 76 300 €; Le montant de l’aide à la préparation est intégré dans le calcul de la subvention de l’œuvre lors de sa mise en production.
L’aide à la préparation n’est pas remboursable au cas où l’œuvre bénéficiaire ne serait pas mise en production au bout de deux ans à compter de l’attribution de l’aide, à condition que le producteur justifie de dépenses réelles et sérieuses.

Critères d’éligibilité

Les sociétés ne disposant pas de compte automatique doivent fournir une convention financière d’écriture avec un diffuseur en vue de bénéficier d’une aide sélective à la préparation d’un projet de documentaire.

Cette convention n’est pas nécessaire pour les producteurs détenteurs d’un compte automatique, lesquels peuvent demander pour le financement de la préparation/développement de leur projet jusqu’à 30% des sommes portées sur le compte automatique au début de l’année en cours.





http://www.cnc.fr/Site/Template/T11.aspx?SELECTID=333&id=228&t=1


Documentaire : fonds d'aide à l'innovation audiovisuelle(aide à l'écriture)
Descriptif complet
Parallèlement à la création des volets fiction et animation du Fonds à l’innovation audiovisuelle gérés par la Direction de l’audiovisuel, le volet documentaire de ce
nouveau fonds vient remplacer et doubler le budget du dispositif d’aide à l’écriture et
à la préparation de documentaires de création, gérée par la Direction de la création, des territoires et des publics depuis 1984.

Le fonds comporte deux aides distinctes dont les conditions d’attribution sont différentes :

- une aide à l’écriture de 7000 €, qui s’adresse aux auteurs pouvant justifier d’une expérience significative dans le secteur ;
- une aide au développement d’un montant moyen de 15 000 €, qui s’adresse aux entreprises de production pour le financement du développement des travaux d’écriture ; elle n’est accessible que pour les projets d’auteurs qui ont bénéficié de l’aide à l’écriture.

L’objectif du Fonds d’Aide à l’Innovation est d’accompagner les auteurs et les producteurs de projets de création cinématographiques et télévisuels ambitieux qui nécessitent une écriture élaborée, un important travail de développement et qui proposent une approche innovante au regard des programmes audiovisuels.

Aide à l’écriture

1 - Définition

L’aide à l’écriture concerne des projets d’œuvres cinématographiques et audiovisuelles. Elle distingue la qualité du projet et le travail déjà accompli pour encourager son auteur à le mener à bien. Le comité d’aide à l’écriture ne fixe pas de ligne éditoriale et ne privilégie aucun sujet en particulier. Son ambition est de laisser chacun libre d’explorer le champ de la création audiovisuelle.
Le projet doit exprimer une vision singulière du sujet et des choix de traitement revendiqués par l’auteur. L’affirmation d’une démarche et d’un point de vue artistique priment sur la nature même du sujet. La créativité de l’approche doit mettre en œuvre des exigences stylistiques qui rompent avec les formes conventionnelles, attendues ou stéréotypées.

2 - Qui a accès à l’aide à l’écriture ?

- La demande d’aide à l’écriture peut être présentée par un ou plusieurs auteurs.
Le(s) auteur(s) doivent avoir la nationalité française ou la qualité de résidents ou la nationalité d’un Etat membre de la Communauté européenne, d’un Etat partie à la convention européenne sur la télévision transfrontière du Conseil de l’Europe, d’un Etat tiers européen avec lequel la Communauté européenne a conclu des accords ayant trait au secteur audiovisuel.
Le(s) auteur(s) doivent avoir une expérience professionnelle ou avoir fait des études dans les domaines artistiques ou audiovisuels.
Dans le cadre du fonds d’aide à l’innovation audiovisuelle, un auteur bénéficiaire d’une aide à l’écriture ne peut se voir attribuer une nouvelle aide tant que la version élaborée du projet pour lequel il a bénéficié d’une aide n’a pas fait l’objet d’une remise et validation par le Centre national de la cinématographie.

- La demande d’aide à l’écriture peut également être présentée par un producteur, avec l’accord des auteurs.
Dans ce cas, le producteur peut obtenir le versement de la subvention à sa société sous réserve qu’il ait préalablement conclu un contrat avec le ou les auteur(s).
L’entreprise de production (société ou association) doit être établie en France. Son président, directeur ou gérant ainsi que la majorité de ses administrateurs doivent avoir la nationalité française ou la qualité de résidents ou la nationalité d’un Etat membre de la Communauté européenne, d’un Etat partie à la convention européenne sur la télévision transfrontière du Conseil de l’Europe, d’un Etat tiers européen avec lequel la Communauté européenne a conclu des accords ayant trait au secteur audiovisuel.
Le soutien d’un producteur n’est cependant pas nécessaire à ce stade du projet. Il n’a aucune influence sur la décision du comité de présélection et du comité d’experts.
Les projets doivent être écrits en langue française.

3 - Le mécanisme de sélection de l’aide à l’écriture :

Pour l’examen des demandes d’aide à l’écriture, le directeur général du Centre national de la cinématographie fait appel à des lecteurs pour présélectionner les projets qui seront ultérieurement soumis à un comité d’experts.
La liste des lecteurs du comité de présélection est confidentielle.
Le comité d’experts est composé de sept personnalités du cinéma et de la télévision

L’étude des projets se fait en deux temps :
- La présélection :
Chaque projet faisant l’objet d’une demande d’aide à l’écriture est soumis à deux lecteurs. Pourêtre présélectionné, il doit obtenir au minimum un avis favorable.
- La sélection :
Les projets présélectionnés sont ensuite transmis aux experts. Le comité donne un avis au directeur général du Centre national de la cinématographie à la fois sur l’octroi de l’aide à l’écriture et sur son montant.
Nota Bene : Les résultats des comités peuvent être envoyés tous les mois par courriel aux sociétés de production qui le souhaitent

4 - Attribution de l’aide :

- L’aide à l’écriture est accordée par décision du directeur général du Centre national de la cinématographie. Elle est versée au moment de la décision d’octroi, sauf demande contraire de l’auteur.
- Le versement est effectué en une fois soit directement à l’auteur et, en cas de pluralité d’auteurs, en fonction de la répartition prévue par contrat entre les auteurs, soit, éventuellement et à la demande de l’auteur, au producteur.

5 - Calendrier :

Les dossiers sont à déposer UNIQUEMENT le 1er jour ouvrable de chaque mois, ou doivent être envoyés par la poste dans la semaine qui précède le jour de dépôt.

6 - Information des candidats :

Les résultats des comités d’experts de l’aide à l’écriture sont consultables sur le site du CNC.
Le dossier de candidature peut être téléchargé sur le site du CNC (www.cnc.fr) dans la rubrique «aides et commissions du CNC » ou retiré au CNC.

7 - Quelques précisions :

- La candidature prend effet à partir de l’enregistrement du dossier complet de demande d’aide à l’écriture.
- Après examen, les exemplaires du dossier de présentation restitués pourront être repris par le candidat dans un délai d’un mois.
- Le Centre national de la cinématographie ne peut être tenu responsable de la non restitution au candidat de la totalité des exemplaires déposés.
- Le Centre national de la cinématographie conserve pour ses archives un exemplaire des documents déposés.
- Tout projet non sélectionné ne pourra être représenté, même s’il a fait l’objet de modifications, tant au niveau de l’aide à l’écriture que de l’aide au développement.
- Les demandes d’aides à l’écriture sont exclusives de toute autre demande ou attribution d’aides du même type dans le cadre du Centre national de la Cinématographie.


Documentaire : fonds d'aide à l'innovation audiovisuelle(aide au developpement)

descriptif complet
Parallèlement à la création des volets fiction et animation du Fonds à l’innovation audiovisuelle gérés par la Direction de l’audiovisuel, le volet documentaire de ce nouveau fonds vient remplacer et doubler le budget du dispositif d’aide à l’écriture et à la préparation de documentaires de création, gérée par la Direction de la création, des territoires et des publics depuis 1984.

Le fonds comporte deux aides distinctes dont les conditions d’attribution sont différentes :
I - une aide à l’écriture de 7000 €, qui s’adresse aux auteurs pouvant justifier d’une expérience significative dans le secteur ;
II - une aide au développement d’un montant moyen de 15 000 €, qui s’adresse aux entreprises de production pour le financement du développement des travaux d’écriture ; elle n’est accessible que pour les projets d’auteurs qui ont bénéficié de l’aide à l’écriture.

L’objectif du Fonds d’Aide à l’Innovation est d’accompagner les auteurs et les producteurs de projets de création cinématographiques et télévisuels ambitieux qui nécessitent une écriture élaborée, un important travail de développement et qui proposent une approche innovante au regard des programmes audiovisuels.

II. Aide au développement

1 – Définition

Cette aide a pour objectif d’accompagner et d’inciter les producteurs à s’engager sur des projets ayant bénéficié d’une prime à l’écriture.
Elle leur permet de financer les travaux nécessaires à la présentation du projet auprès de partenaires potentiels.
Elle peut couvrir diverses étapes du développement du projet : repérages, expérimentation des choix de réalisation, enquêtes, écriture, recherches de financements,…

2 - Qui a accès à l’aide au développement ?

- L’aide au développement s’adresse aux entreprises de production pour le financement du développement des travaux d’écriture des projets ayant bénéficié d’une aide à l’écriture.

L’entreprise de production (société ou association) doit être établie en France. Son président, directeur ou gérant ainsi que la majorité de ses administrateurs doivent avoir la nationalité française ou la qualité de résidents ou la nationalité d’un Etat membre de la Communauté européenne, d’un Etat partie à la convention européenne sur la télévision transfrontière du Conseil de l’Europe, d’un Etat tiers européen avec lequel la Communauté européenne a conclu des accords ayant trait au secteur audiovisuel

Pour bénéficier de cette aide, le producteur doit avoir produit au cours des deux dernières années au moins :
- un documentaire de 52 minutes diffusé,
ou
- deux documentaires de 26 minutes diffusés.

Un producteur ne peut avoir plus de trois conventions d’aide au développement en cours.

3 - Le mécanisme de sélection de l’aide au développement :

Durant les douze mois suivant l’attribution de la prime d’écriture, les projets bénéficiaires de cette aide peuvent faire l'objet d'une aide au développement. Celle-ci s’adresse au producteur qui s’engage à accompagner le développement du projet dans le cadre d’une convention d’écriture avec l’auteur.

De plus, cette aide ne peut être attribuée que si l’auteur bénéficie, dans cette phase de développement, d’une rémunération conforme aux usages habituels du secteur dont une partie significative non conditionnée à une mise en production effective ou à l’accord d’autres partenaires.

Le contrat passé avec l’auteur devra impérativement prévoir un premier versement à la signature.

L’apport en numéraire de l’entreprise de production doit être au moins égal à 20 % de la subvention demandée.

Le montant moyen de l’aide au développement s’élève à 15 000 €, avec un plafond de 20 000 €.
Ce montant est une moyenne, le montant effectivement attribué sera étudié au cas par cas en fonction du dossier et fixé par les membres du comité d’experts.

Dans la détermination du montant de l’aide, un effort particulier sera fait pour les projets de nouveaux réalisateurs.

4 – Attribution de l’aide :

Cette aide est versée en deux tranches au producteur :

- 50 % à la signature d’une convention avec le CNC ;

- 50 % à la remise d’un dossier faisant état des développements du projet (scénario définitif, maquette vidéo...), des démarches auprès des partenaires financiers et des frais engagés ainsi que la preuve du paiement des droits d’auteurs (copies des déclarations AGESSA) et les comptes certifiés conformes.

L'administration se réserve le droit de vérifier la réalité de ces dépenses.

Le bénéficiaire doit fournir ce dossier dans un délai de 12 mois à compter du premier versement de la convention passée avec le CNC. A défaut l’entreprise de production est déchue de la faculté d’obtenir le second versement. En outre, le reversement des sommes perçues peut être exigé.

Si l'écriture ou la préparation du projet est interrompue, le bénéficiaire pourrait être amené à restituer tout ou partie des sommes versées au titre de l’aide complémentaire.

5 - Calendrier

Les demandes peuvent être déposées, du lundi au jeudi, ou envoyées tout au long de l’année, à l’exception des mois d’août et de janvier.

Si le dossier est conforme, le délai habituel d’examen est d’environ deux mois.

ERRATA CORRIGE

http://www.youtube.com/watch?v=YD5va_R3kAI

V DAY

.: Apriamo gli Occhi :.


preparatevi!

http://apriamogliocchi.myblog.it/trackback/1087014

SCELTO E POSTATO DA SIMONE

Residenza per cineasti, FRANCIA

Bando per la selezione dei progetti 2007
Residenza per cineasti durante il periodo di montaggio
A disposizione strumenti per il montaggio; sostegno artistico e tecnico al progetto. Il bando è destinato ai documentari di creazione. La data di scadenza per la presentazione dei progetti è il 20 ottobre 2007

Le monde du documentaire: Dernières nouvelles
Les résidences de Périphérie : appel à projets
CINÉASTES EN RÉSIDENCE
à Périphérie

APPEL À PROJETS

Périphérie Centre de création cinématographique va procéder à la deuxième session de sélection de projets de l’année 2007, pour son dispositif d’accueil “Cinéastes en résidence”.


1) RAPPEL DE L’OBJET

Dans le cadre de son action de soutien à la création cinématographique indépendante, Périphérie propose, en partenariat avec le Conseil général de la Seine-Saint-Denis* un dispositif de résidence pour des cinéastes pendant le temps du montage.

Cette résidence comprend
• une aide en industrie sous forme d’une mise à disposition de moyens de montage 
• un accompagnement artistique et technique du projet,
• une action culturelle autour du travail des réalisateurs accueillis.

Le but de cette action culturelle est de valoriser le travail des réalisateurs, d’élargir l’intérêt pour le cinéma, le documentaire en particulier, et de développer la réflexion sur la représentation en images et en sons auprès des publics diversifiés du département de la Seine-Saint-Denis.
Au delà d’une simple contrepartie à l’aide technique apportée, il s’agit d’un échange culturel.

Le choix des projets se fait en fonction de leur intérêt, de la qualité de leur traitement, des sujets abordés par les films et de la démarche des réalisateurs.
Les films concernés par cette résidence sont des films d’auteurs qui s’enracinent profondément dans le réel.

Ce dispositif s’adresse aux documentaires de création, qui peuvent être des longs ou des moyens-métrages ; en projet, en cours de tournage ou déjà tournés, avec ou sans producteur ou diffuseur.

Cette résidence est ouverte aux nouveaux réalisateurs comme aux réalisateurs confirmés.



2) DEUXIÈME SESSION 2007 

La date limite de dépôt des dossiers est fixée au 20 octobre 2007
Réponse mi-décembre 2007.

Pour s’inscrire, envoyer à Périphérie (adresses ci-dessous) 1 dossier par mail ainsi que 5 exemplaires du dossier par courrier postal comprenant :
- un descriptif du projet (synospsis et/ou résumé)
- une note d’intention,
- un calendrier qui précise les dates de tournage, les dates prévisionnelles de début et de fin de montage
- un état de la production,
- un CV du ou des réalisateur(s)
- une lettre d’intérêt du ou des réalisateur(s)

Un seul projet par production sera pris en compte.


Contact pour tout renseignement complémentaire : Jeanne Dubost au 01 41 50 01 93, ou jeannedubost@peripherie.asso.fr
Concernant les conditions générales du dispositif, vous pouvez également consulter le site de Périphérie : www.peripherie.asso.fr.



Montreuil, le 18 juillet 2007



PERIPHERIE
87 bis rue de Paris
93100 Montreuil
Tel : 01 41 50 01 93

Mail : jeannedubost@peripherie.asso.fr


A proposito di...cinema e territorio

Cinema e territorio, un legame sempre più stretto
Lo conferma una nuova ricerca presentata alla 63ma Mostra del Cinema di Venezia
Salina, la spiaggia della Pollara in una scena di 'Il postino'
L'Inghilterra di Harry Potter, le Highlands di Braveheart, la Tokio di Lost in Translation. Oppure, senza allontanarsi troppo, la Salina del 'Postino', la Napoli di 'Un posto al Sole' o la campagna piemontese di 'Elisa di Rivombrosa'. Sono sempre più numerosi gli esempi di turismo legato ai luoghi che hanno fatto da sfondo a film o fiction.

Ma i vantaggi legati alla produzione di film non si limitano alle vacanze: ospitare una produzione cinematografica significa, infatti, per il territorio stesso, acquisire una serie di vantaggi e benefici più o meno direttamente correlati; particolarmente evidenti sono le ricadute dirette, indirette e indotte derivanti dall’attività di produzione condotte sul territorio, e dalla presenza di intere troupe, che suscitano significative richieste di vari servizi.

La complessità delle relazioni tra produzioni cinematografiche e territori è stata indagata attraverso un importante progetto di ricerca promosso dal Settore Cinema della Biennale di Venezia, con il supporto di Banca Italease, Centro Studi Nuct Mediterraneo, Film Commission Torino Piemonte, Film Commission Regione Campania, presentato nei giorni scorsi al Lido di Venezia, nell'ambito della 63ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. La sua realizzazione, affidata alla società Risposte Turismo, è stata possibile anche grazie al supporto operativo fornito da Kataweb attraverso la sezione cinema del Portale e di Trovacinema.

Il percorso di studio parte da una riflessione sul destination management e da un inquadramento sul film–induced tourism, analizza la complessità dei rapporti tra chi rappresenta il territorio turisticamente e non solo, e chi invece le società di produzione, per poi presentare una originale casistica internazionale in grado di offrire spunti particolarmente interessanti per eventuali progetti da avviare e politiche da adottare nel nostro Paese.

Una delle parti centrali del lavoro è quella che descrive e riporta i risultati della web survey condotta con l’intento di indagare in profondità il ruolo e la capacità dei film di elevarsi a veri e propri driver all’interno del processo di scelta ed acquisto di una vacanza. I risultati di questa indagine, condotta su un campione di poco più di 900 individui, hanno permesso di evidenziare come ad oggi quattro soggetti su cinque affermino di provare almeno qualche volta il desiderio di visitare un luogo o i luoghi visti rappresentati in un film, mentre poco più di uno su cinque dichiari di farsi influenzare costantemente dal cinema nelle scelte di consumo turistico.

Il 15% degli intervistati ha invece dimostrato di aver visitato, negli ultimi tre anni, un luogo od una destinazione proprio per averlo precedentemente visto rappresentato in una pellicola. Altri risultati significativi emergenti dall’intero studio, che prosegue analizzando la situazione italiana e l’operato delle film commission, riguardano gli effetti che le produzioni cinematografiche realizzate all’interno del territorio nazionale determinano sull’economia locale, in termini, cioè, di benefici economici – indagati dal punto di vista della spesa diretta, indiretta ed indotta - ed occupazionali. Partendo dall’analisi di una serie di produzioni ospitate in due territori regionali scelti come focus – la Campania ed il Piemonte, sostenitori della ricerca e ai quali è dedicato uno speciale approfondimento – il percorso di studio ha permesso di stimare il valore economico determinatosi all’interno del Paese grazie alla realizzazione di una molteplicità di produzioni tra lungometraggi e fiction, cortometraggi e documentari. Secondo tali stime, che si riferiscono a quanto accaduto in Italia nel 2005, da una spesa diretta sostenuta dalla stesse pari a oltre 260 milioni di euro si giungerebbe ad un impatto economico complessivo, calcolando gli effetti moltiplicativi della spesa sul territorio, pari ad oltre 450 milioni di euro. Dal punto di vista occupazionale l’attività di questo settore avrebbe inoltre portato alla creazione di quasi 2000 posti di lavoro annui. Sono valori di minima, da considerare come riferimento capace di esprimere una parte significativa del fenomeno, per quanto non nella sua interezza.

(04-09-2006)

La corsa.
Immaginate che fatica…sempre in ansia a cercar lucertole, un insieme di movimenti attenti e vigili…galoppo energico, composto e continuo con rapido susseguirsi di falcate…raccolte, scattanti…il piano, le lunghe salite, quelle che finiscono, che spezzano il fiato, con la testa in panne e il cuore che pompa, fin giù.
E ogni corsa è fatta di strategie, di record da battere, colli da superare e discese su cui volare.
Una corsa, una delle tante, una corsa che per lei non ha altro fine che la vittoria.

Sulla musica


La musica irlandese ricorda quella salentina, pur nella sua diversità storica ed armonica. La voce femminile attraversa i polmoni senza pietà, scivolando da una tonalità all'altra come nella musica indiana. Gli strumenti accompagnatori provocano l'orecchio con un suono deciso: non c'è spazio per l'incertezza che invece sembra caratterizzare, talvolta, la voce. Con questa musica davvero si comprende perchè la voce è prodotta dalle corde vocali.

Breve storia della musica irlandese

La musica Irlandese si può suddividere in due generi: quella strumentale e quella vocale; anche se nella prima spesso è presente anche la seconda.
La forma più antica di musica vocale è la “sean nòs” (vecchio stile), un canto gaelico senza strumenti molto legato alle tradizioni dei bardi.
Intorno all’Ottocento durante la carestia che colpì l’irlanda, la lingua inglese iniziò a prendere il posto di quella gaelica, si persero così molte canzoni in lingua tradizionale e si crearono brani in cui le lingue erano miste “macaronic song”.

La musica vocale, si potrebbe dividere in tre generi: d’amore, che sono la maggior parte del repertorio, composte tra il Seicento e il Settecento; spesso scritte e cantate da uomini, dove prevaleva l’esaltazione del fascino, degli incontri di nascosto, corteggiamenti o rifiuti delle donne amate.
I canti religiosi, molto vecchi e poco numerosi, grazie al fato che il cattolicesimo fu motivo di continue persecuzioni. Le caratteristiche principali di queto genere è l’associazione alla vergine che porta a creare delle ninne nanne.
I canti del lavoro, sono meno frequenti e sopratutto legati ad alcune attività (piantare, raccogliere patate ecc...)

Passando alla musica strumentale, diciamo subito che la danza e la musica furono subito due elementi totalmente dipendenti tra loro, nessuno immaginava dei musicisti che suonavano solo per farsi ascoltare o delle danze senza musica. Questa unione verrà divisa intorno alla Seicento, ove infatti furono create musiche per la danza e musiche solo d’ascoltare.
Questa divisione portò un’evoluzione della musica strumentale e la sparizione di alcune antiche melodie cantate, come lo slow airs.
Le slow airs erano canti, di solito d’amore che, nel corso del XX secolo, con il prevalere della musica strumentale su quella cantata, divennero esclusivamente strumentali ed eseguiti principalmente dal fiddle o dalla uilleann pipe che, con i loro suoni, riescono maggiormente ad avvicinarsi al suono della voce.
La maggior parte del repertorio della musica strumentale irlandese è costituito dalla musica per danza: reel e jig ma anche hornpipe, polke, slide e mazurke.
Queste danze vengono eseguite in una sequenza di vari brani, che di norma sono relativamente corti, i quali vengono associati di solito per analogie tematiche o semplicemente per tonalità.
Gli strumenti più importanti nella musica tradizionale irlandese sono la uilleann pipe, il fiddle e l’arpa. Altri due strumenti essenziali nella tradizione irlandese sono il whistle e il flauto traverso e , per quanto riguarda le percussioni, il bodhràn. Presenti anche strumenti come il banjo ed il bousouki.
Fonti:
http://www.irishvillage.it/
wikipedia.org



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Allerta cittadini!

Meno male che c’è Amato.
Meno male che c’è lui in allerta.
E dire che nessuno se n’era accorto.
Il 6 settembre 2007 leggiamo sui giornali:
“Il centrosinistra, ha detto il responsabile del dicastero degli Interni, deve farsi carico del bisogno sulla sicurezza dei cittadini altrimenti si rischia di creare «le condizioni per una svolta reazionaria e fascista»”.
Grazie Amato, sincero antifascista, vigilante sempre allerta sulla nostra democratica società.
Prevenire, prevenire…
Non aspettiamo che i fascisti brucino i campi rom, lascino insanguinati sul selciato della via i poveri lavavetri, buttino dal treno in corsa i pendolari senza biglietto…
Fermiamoli, fermiamoli prima.
Chi, i fascisti?
Ma no, gli illegali! Quelli che rovinano il decoro delle nostre città.
Ecco i risultati in pochi giorni:
“Cinquanta venditori abusivi fermati nel centro storico di Roma, 74 clienti di prostitute denunciati a Milano e 10 a Bologna, centinaia di parcheggiatori abusivi multati a Napoli, 16 affittacamere segnalati alla procura a Sanremo. E perfino sequestri di ortaggi a Catania perché esposti in "luogo pubblico" senza autorizzazione” (dalla Repubblica del 14 settembre 2007)”
Ora ci provino all’estero a dire che noi italiani siamo amanti dell’illegalità, che ci piace aggirare la legge, che siamo mafiosi.
Allerta cittadini, se un lavavetri vuole togliervi la cacchetta del piccione dal parabrezza, è un chiaro segnale di deriva fascista. Fermatelo! Chiamate immediatamente i carabinieri, nei secoli fedeli.
State allerta! Guardate con sospetto il vostro vicino di posto in treno, anzi prima di sedervi chiedetegli il biglietto, se no potreste essere accusati di favoreggiamento.
Allerta costante! Vigilate sulle carote selvagge, sui carciofi clandestini, sui finocchi ambigui. Per colpa di quel delinquente di contadino i supermercati sono costretti ad aumentare i prezzi delle verdure antifasciste.
Allerta allerta!
Meno male che c’è Amato.

Artisti

Alcuni uomini vorrebbero essere alberi: stare al sole, alla pioggia.
Immobili contro il cielo, vorrebbero perforarlo con una matita e con un po’ di impertinenza.
Con le loro radici succhiano direttamente dalle nuvole il sangue di Dio.
Se Dio ha sangue.

E poi sono lì, in balia di un battito d’ali o di un vento indeciso, in attesa dell’occasione giusta.
Anni, luce, anni-luce: il tempo è sparato sopra i frutti improvvisati all’ultimo momento, senza senso, senza sesso, senza sonno.
Come un sasso lanciato, percosso dall’acqua insistente, forato dagli insetti, deluso dall’onestà dell’attendere.


Questi uomini traggono sollievo solo dall’arte, bruciati nell’inferno dei colori, cuori sezionati all’alba da un pennello.
Si schizzano di celeste per ingannare le ore e una smorfia percorre le mani sporche.







Un “contenitore” su canale televisivo arte maggio 2007

La descrizione sembra coincidere con le linee del progetto allerta:

La Lucarne, un plaisir caché



Fenêtre grande ouverte sur la création documentaire, La lucarne d'ARTE est l'un des rares espaces télévisuels à accueillir les écritures singulières. Refusant de se conformer aux attentes présupposées du public, privilégiant le langage filmique au sacro-saint sujet, ARTE revendique, par le biais de cette case, les regards alternatifs pour mieux bousculer nos représentations, nous obliger sans cesse à réinventer notre rapport au réel.

Portée par l'engagement poétique et l'exigence artistique de ses programmateurs, "La lucarne" est devenue au fil des ans une référence incontournable. À la fois îlot de résistance et laboratoire audiovisuel, elle abrite aussi bien les auteurs confirmés (Chris Marker, Alain Cavalier, Naomi Kawase, Alexandre Sokourov, Lech Kowalski….) que les jeunes talents prometteurs ou les nouvelles tendances du cinéma français et étranger. Elle offre ainsi un panorama international unique de la création documentaire et un soutien essentiel à la production indépendante.

En dix ans, ARTE a fait la preuve que la télévision peut encore s'engager dans une politique d'auteurs ambitieuse, expérimenter en toute liberté de nouvelles voies, prendre le risque d’écritures secrètes ou intempestives : en un mot, prôner la création face aux représentations confortables trop souvent dissimulées derrière l'étiquette documentaire.

Precarietà


Superstar!


Sete infinita


In piedi!


C'è sempre una pecora nera...


Fotografare in allerta


l'allerta di Gianna

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giovedì 13 settembre 2007

quando accade

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prove d'allerta

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